I giapponesi disegnano un pene sulla fronte di Gengis Khan, la Mongolia si arrabbia - valleaquila.it

Pene in sumo, GIAPPONE: TRAVOLTO DAGLI SCANDALI, IL SUMO ENTRA NEL TUNNEL

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    pene in sumo

    Un enorme giovane corpo completamente ricoperto di lividi, massacrato a colpi di mazze da baseball e bottigliate di birra. Ma la potente congregazione della nobile lotta del sumo, sacra in Giappone, diffuse la notizia che il ragazzo era deceduto per un infarto improvviso. A tutti i costi bisognava evitare lo scandalo, l' ennesimo scandalo che, dopo quello degli incontri truccati e del consumo accertato di stupefacenti da parte di alcuni lottatori, rischiava di mettere a tappeto definitivamente quello che i giapponesi considerano il loro sport nazionale e lo sport più antico del mondo, la lotta dei giganti, dei sumo tori.

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    Ma il padre del ragazzo ha presentato denuncia e ieri il tribunale di Nagoya ha emesso verdetto di colpevolezza nei confronti dei tre giovanissimi lottatori, appena ventenni, compagni di scuderia del defunto, condannandoli a tre anni.

    Ora si attende il processo a carico di Junichi Yamamoto, l' allenatore, che sarà celebrato in aprile, ma la tempesta si è ormai abbattuta sul mondo del sumo, una disciplina che affonda le radici in antichi rituali e che per i giapponesi non è uno sport come un altro ma un' espressione della "purezza" assoluta e dell' unicità della razza nipponica, tant' è vero che fino a pochi anni fa era proibito praticarlo a chi non fosse etnicamente puro giapponese.

    Ma pochi mesi fa, ecco che due sumo tori russi che combattono con nomi giapponesi, sono stati sorpresi a fumare marijuana, e lo scandalo ha comportato le dimissioni di Kitanoumi Toshimitsu, presidente della Federazione giapponese di sumo e considerato il più grande campione di tutti i tempi, il quale, ispirandosi alle tradizioni più profonde del Paese del Sol Levante, si è pene in sumo pene in sumo la responsabilità per il comportamento disdicevole dei due russi.

    Se già in estate lo scandalo aveva prodotto come effetti a catena: la cancellazione delle gare del Basho di Nagoya, uno dei sei principali tornei annuali di sumo, le dimissioni del presidente della federazione nazionale, e il ritiro di uno sponsor milionario come Fuji Xerox, proprio ieri è partito un altro siluro letale. Paragonato ad altri sport di punta, come il calcio o il baseball, il sumo non è altrettanto allettante per i propri atleti. Il reddito annuo di una star del sumo corrisponde a circa mila euro annui, poco più di quello di un giocatore della serie B italiana.

    I lottatori di sumo, per l' aura sacrale che riveste l' antica disciplina, dovrebbero essere esempi luminosi di moralità e rettitudine ma pochi mesi fa un altro gravissimo scandalo ha travolto la super star Asashoryu, il famoso pluricampione soprannominato Drago Blu. Allora si disse che la decadenza del sumo era tutta colpa degli stranieri.

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    E allora, dove sta il marcio? Forse sta nell' ineluttabile declino di uno sport che non riesce a stare al passo con i tempi della fitness: enormi, ingozzati a forza come maiali all' ingrasso, una dieta ipercalorica composta da minestra di chanko, cereali, verdure e carne in quantità industriale, i sumo tori si sentono degli emarginati, non è più un segno di privilegio essere grassi in un paese di magri.

    Ma è una vera tragedia essere troppo grassi in un paese dove le ragazze, tutte anoressiche o pene in sumo, sono troppo magre.

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    E non importa che guadagnino somme favolose se diventano campioni. Le donne non gli vogliono più bene. E allora si aggirano come Godzilla per Tokyo, Osaka o Nagoya, camminando lenti a gambe sempre larghe perché il volume delle loro cosce non gli consente altra andatura.

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    E diventano cattivi. Grassi, ricchi e cattivi. E pure corrotti. E poi, per i tradizionalisti, c' è il carico da undici: stranieri!